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Regime?


Oggi, per instaurare un regime, non c'è più bisogno di una marcia su Roma nè di un incendio del Reichstag, nè di un golpe sul palazzo d'Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione.

Indro Montanelli



L'Italia non sa andare a destra senza finire nel manganello.

Indro Montanelli



Parlare di regime nel 2004 significa descrivere un sistema politico che viola il primo comandamento della democrazia liberale: la separazione dei poteri e il reciproco controllo degli uni sugli altri.

Marco Travaglio



Oggi la minaccia non è più la violenza dell'olio di ricino fascista. C'è però qualcosa di ugualmente preoccupante che a lungo andare addormenta le coscienze e uccide la voglia di reazione. E' qualcosa di più morbido, di più avvolgente, è uno sfavillio di luci e apparenza che ubriaca le menti e toglie la voglia di ragionare. E' il monopolio dell'informazione che -opportunamente manipolata- riesce a far credere anche che qualcuno possa aver messo la luna nel pozzo.

Antonio Di Pietro



Forza Italia?

In fondo Forza Italia è un partito anarchico. Anarchico e subordinato a un padrone.

Mario Luzi


24 dicembre 2004

L'arcitaliano Ferrara Giuliano

  Su l’Unità del 23 dicembre (p. 24) appare la prima recensione all’ultimo libro di Pino Nicotri: L’arcitaliano Ferrara Giuliano. Biografia di un Machiavelli contemporaneo, ad opera di Antonio Tabucchi. Ripercorriamo insieme a Tabucchi, Nicotri e Marco Barbieri (autore di un altro libro sull’”arcitaliano”: Il grande fratello orco) la vita di giuliano Ferrara.

 

  Ferrara è figlio di un notabile togliattiano del Pci. Dopo la giovinezza trascorsa a Roma (Tabucchi: “fra la barca del padre a Porto Ercole e la contestazione studentesca”), inizia la sua carriera politica come funzionario alla federazione comunista di Torino. Vediamo per cosa si distinse il nostro eroe. Tabucchi: “Nella sezione del Pci ‘Problemi dello Stato’, diretta allora da Ugo Pecchioli, nacque l’idea di elaborare un questionario da distribuire alle famiglie degli operai della Fiat affinché si segnalassero episodi o persone che potessero ricondurre a terroristi. Due delle domande, la quarta e la quinta, purtroppo configuravano un vero e proprio invito alla delazione anonima (Nicotri, p. 46) e trovarono il loro indomito difensore proprio in Ferrara, a tal punto da fargli prendere l’iniziativa di scrivere una lettera aperta a la Repubblica che il quotidiano pubblica il 17 gennaio del ’79 con il titolo Diritto di delazione.

 

  Una volta capito che nel Partito comunista non avrebbe fatto carriera, diventa d’incanto un accanito anticomunista. Passa da l’Espresso di Livio Zanetti al Corriere della Sera di Piero Ostellino (tramite la raccomandazione di Claudio Martelli), per finire a Reporter . Nicotri: “I craxiani decidono di “coprirsi a sinistra” mandando in edicola un nuovo quotidiano, Reporter, affidato alle sapienti mani di un gruppo di ex di Lotta Continua guidati da Adriano Sofri e Enrico Deraglio. A Torino, da ex funzionario del Pci, Ferrara ha lottato per un decennio anche contro gli extraparlamentari di Lc. Ma adesso Giuliano chiede a Bettino di essere assunto proprio a Reporter”. Ferrara parlando di sé stesso in terza persona su il Foglio del 20 ottobre 2003: “Il giornale stava per uscire, Deraglio gli diede l’incarico di fare il cronista politico del giornale, Ostellino gli impose lo pseudonimo generico di Piero Dall’Ora perché sennò gli avrebbero impedito di continuare a collaborare al Corriere. Lavorò lì per un anno (perché Reporter costava troppo e durò solo un annetto). Ma che anno. Era l’85, l’anno del referendum sulla scala mobile e di Sigonella. Si occupò molto di Craxi e dei suoi nemici, il nostro F., e poco dell’Editore”.

 

  Durante la crisi di Sigonella, Ferrara si schiera sulle posizioni filopalestinesi e antiamericane di Craxi, salvo lasciarsi corrompere dai servizi segreti americani. Nicotri: “A suo dire, la “collaborazione” con l’intelligence Usa dura in tutto più o meno un anno: decisamente troppo per un semplice “spiegare” Craxi agli americani (come sostiene Ferrara, ndr); non è che forse il compito di Giuliano era quello di informare gli americani dei piani e delle intenzioni di Craxi, cioè di spiare il Presidente del Consiglio? (…) All’inizio di aprile 1986 Reporter interrompe le pubblicazioni, schiacciato da vari miliardi di debiti. Chi interviene per evitare il crac? Lo racconterà Giuliano dieci anni dopo, durante una sua furiosa polemica con l’ex – direttore del giornale Deraglio: “Ti ricordi, Enrico, chi ha pagato i debiti del giornale? Ti ricordi la riunione che abbiamo fatto nell’ufficio di Craxi a piazza Duomo 19, a Milano, con Bettino e Silvio Berlusconi che ha preso in carico i debiti del giornale? Enrico: facevi il giornale di Claudio Martelli, e i debiti te li ha pagati Silvio Berlusconi”.

 

  Dopo varie trasmissioni televisive, incontra il Cavaliere e viene eletto all’Europarlamento nelle file socialiste (anche se a Bruxelles non metterà mai piede). La Guerra del Golfo gli fa metter da parte il vecchio antiamericanismo, Tabucchi: “l’interevento militare Usa in Irak accende il suo entusiasmo, illuminando la natura di un Ferrara inebriato dalla guerra, dai bombardamenti e dalle battaglie, un giornalista che da studio combatte eroicamente a fianco dei marines, da supertifoso dell’unica superpotenza mondiale”.

 

  Oggi Ferrara è direttore del Foglio. Vediamo come ha risolto i problemi economici del suo giornale. Nicotri: “È una turbata all’italiana: siccome c’è una legge che garantisce contributi statali ai giornali di partito, basta attribuire a Il Foglio la rappresentanza di una forza politica per avere diritto alle sovvenzioni pubbliche. Detto e fatto. Il senatore berlusconiano Marcello Pera e il deputato verde – ulivista Marco Boato (ex lottatore continuo) danno vita allo pseudopartitino “Convenzione per la giustizia”, che dichiara essere Il Foglio il proprio quotidiano. È un colpo di genio machiavellico al quale si prestano un parlamentare del centrosinistra  e uno del centrodestra, vale a dire uno della maggioranza e uno dell’opposizione, perfetta sintesi dell’ambiguità politica del direttore del Foglio”.

 

  Eugenio Scalari scrive di Giuliano Ferrara: “È un liberale? Direi proprio di no, non ne ha alcuna caratteristica. Un democratico? Assolutamente no. Un socialista? Meno ancora. A lui piace soprattutto menar le mani (politicamente parlando), e lo eccita vedere il proprio avversario spalle a terra e potergli mettere il piede sul collo, privilegia il paradosso, è intellettualmente incontinente, si affeziona all’odio, non lascia spazio al contraddittorio. Probabilmente questo suo modo d’essere risente di una nevrosi. Se si dovessero cercargli dei modelli di riferimento verrebbe in mente Curzio Malaparte, ma di Ferrara grandi e piccoli l’Italia è piena, lo è sempre stata. Perciò direi che non si tratta d’una personalità eccezionale, ma di una tipica maschera italiana”,

 

  Per finire, Marco Barbieri (nel libro citato all’inizio) riporta alcune “chicche” di Giulianone: “Il codice deontologico, generalmente, è l’ultimo rifugio delle canaglie”; “La prima regola di questo mestiere di finte vergini è compromettersi”; “La corruzione e la vanità sono l’essenza del giornalismo”; “La bugia professionale è il comune collante deontologico”; “La marchetta fa parte del mestiere”; (il giornalista che piace a me) “è complice e traditore, gentiluomo e ladro, confidente e spia dell’esistenza”.

 

Pino Nicotri, L’arcitaliano Ferrara Giuliano. Storia di un Machiavelli contemporaneo, Kaos Edizioni)




permalink | inviato da il 24/12/2004 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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